STANDARD BRC PER LA SICUREZZA ALIMENTARE: COSA E’ CAMBIATO CON LA NUOVA VERSIONE

Lo standard BRC - British Retail Consortium è nato nel 1998 ad opera del consorzio dei dettaglianti inglesi, con il fine di definire rigidi criteri di qualità e raccogliere le migliori pratiche in fase di produzione, confezionamento, distribuzione e vendita di alimenti e bevande. Si applica a tutte le aziende di preparazione e trasformazione alimentare e serve a costruire un sistema di sicurezza basato su qualità e igiene.Lo standard non solo mette in luce i requisiti fondamentali per garantire la sicurezza alimentare, ma descrive anche i criteri operativi che devono essere perseguiti da parte delle aziende del settore.

I requisiti necessari comprendono principi base inclusi in:

  • Metodologia HACCP

  • Good Manufacturing Practices (GMP)

  • Good Laboratory Practices (GLP)

  • Good Hygiene Practices (GHP)

Il fine ultimo dello standard BRC è garantire la sicurezza alimentare e tutelare il consumatore finale, ma ci sono notevoli vantaggi anche per il produttore:

  • Ridurre il rischio di richiami e rilavorazione del prodotto con conseguente diminuzione dei costi

  • Rispondere agli obblighi di legge e ridurre il rischio di conseguenze legali; il produttore infatti è tenuto a dimostrare di aver intrapreso tutte le azioni necessarie a prevenire i rischi collegati al processo produttivo

  • Ridurre gli sprechi e aumentare l’efficienza di tutti i processi

Senza dimenticare che lo standard BRC risponde alle esigenze delle aziende del mondo anglosassone ed è quindi un prerequisito per poter esportare in questi paesi. Anche le principali aziende della GDO richiedono ai propri fornitori l’applicazione dei principali standard di qualità, tra i quali appunto, lo standard BRC.

Il BRC è inoltre uno degli standard approvati dal Global Food Safety Initiative (GFSI) organismo nato nel 2000 con lo scopo di stabilire criteri univoci per la sicurezza alimentare.

 

STANDARD BRC VERSIONE 8, COSA CAMBIA:

Lo standard sulla sicurezza alimentare (Food Safety) viene periodicamente revisionato e aggiornato per apportare i cambiamenti necessari a migliorarne l’efficacia. Ad agosto 2018 è giunto alla sua ottava versione, applicabile da Febbraio 2019.

Non si tratta di uno stravolgimento rispetto a quanto stabilito nella versione precedente, ma alcuni concetti sono stati approfonditi introducendo nuovi requisiti, altri sono stati modificati e altri sono stati introdotti ex novo, come nel caso del Capitolo 8 dedicato alle aree ad alto rischio, alto controllo e alto controllo a temperatura ambiente nell’area produzione; ed al Capitolo 9 relativo ai prodotti che vengono solo commercializzati ma che sono stati realizzati da terzi.

Tra gli altri vengono richiesti maggiori controlli sull’etichettatura dei prodotti, sulla correttezza del peso dichiarato e su selezione e gestione dei fornitori. In generale si nota una crescente attenzione alla diffusione della cultura della qualità e all’importanza della formazione come mezzo per la diffusione di tale cultura.

E’ importante anche sottolineare come sia presente un’armonizzazione rispetto alla normativa americana FSMA (Food Safety Modernization Act) grazie all’introduzione di espressioni come “Food Safety Plan” e “programma HACCP”.

Vediamo ora invece alcune delle principali differenze capitolo per capitolo.

Capitolo 1 – Impegno del Management
Viene enfatizzato il ruolo della Direzione nella diffusione della cultura della qualità; la responsabilità della sicurezza deve essere estesa a tutti i dipendenti e non più solo ai responsabili. Tutti i dipendenti sono tenuti a segnalare eventuali irregolarità o anomalie rispetto alle procedure ed a questo proposito deve essere ssere predisposta una modalità riservata per riportarle alla direzione.

 

Capitolo 2 – Il piano di sicurezza alimentare
Il capitolo 2 non presenta grandi modifiche rispetto alla versione precedente ma alcuni requisiti sono stati riformulati e vengono introdotti maggiori riferimenti a “Food Safety Plan” e “programma HACCP”, come indicato in precedenza.

 

Capitolo 3 – La sicurezza alimentare e il sistema di gestione della qualità
La frequenza degli audit è stata portata a un numero obbligatorio di 4 volte all’anno, vengono fissati criteri piu precisi per la gestione delle materie prime e per la selezione e la gestione dei fornitori, vengono stabiliti gli obblighi di ispezione sugli animali vivi. Per quanto riguarda la cyber security si danno maggiori dettagli su conservazione e gestione dei dati.

 

Capitolo 4 – Gli standard per lo stabilimento
Sono stati ridefiniti i criteri per la pulizia CIP (cleaning in place), viene introdotto l’obbligo di monitoraggio ambientale nelle aree produttive per la valutazione degli agenti patogeni e la valutazione del rischio collegato al sabotaggio.

 

Capitolo 5 – Il controllo del prodotto
In questo paragrafo vengono introdotti i requisiti applicabili ai mangimi per animali domestici (rimangono invece esclusi i mangimi per animali in generale). Tali requisiti non sono da considerarsi validi per l’alimentazione umana. Compare inoltre una procedura per il controllo delle etichette obsolete e si richiedono azioni tempestive in caso di test di laboratori dagli esiti negativi.

 

Capitolo 6 – Il controllo del processo
Si pone maggiore enfasi sull’importanza dell’etichettatura e del packaging, sull’attenzione necessaria per evitare errori e sui controlli lungo il processo produttivo.

 

Capitolo 7 – Il personale
La formazione è uno dei punti fondamentali dello standard e riguarda tutti gli operatori a tutti i livelli. Il personale coinvolto nel processo di etichettatura/confezionamento, deve essere opportunamente formato sulle corrette procedure da seguire. Sono inoltre forniti criteri più precisi da seguire per i corsi di formazione.

 

Capitolo 8 - Aree ad alto rischio, alto controllo e alto controllo a temperatura ambiente
Sostanzialmente vengono raccolti in questo capitolo alcuni dei requisiti che riguardano le aree “ad alto rischio”, “ad alto controllo” e “ad alto controllo a temperatura ambiente” e che nella precedente versione erano suddivisi in altri capitoli capitoli, in modo da sottolinearne l’importanza. Vengono inoltre introdotti per queste aree criteri riguardanti la manutenzione e lo smaltimento dei rifiuti . Per capire quali sono i prodotti che ricadono sotto la definizione di “ad alto rischio”, “ad alto controllo” e “ad alto controllo a temperatura ambiente” è necessario fare riferimento all’Appendice 2.

 

Capitolo 9 – Requisiti per i prodotti commercializzati
Questa sezione, volontaria, riguarda quei prodotti che non sono realizzati, trasformati o imballati ma vengono semplicente acquistati da terzi cosi come sono per essere poi rivenduti. I criteri riguardano il controllo dei fornitori, la gestione delle specifiche (equiparata alla gestione delle specifiche dei prodotti propri), i controlli e le analisi e la tracciabilità.